La storia di Emily: La bimba inglese cannibale che mangiò la madre in circostanze misteriose

Alcune abitazioni erano collocate ad alte quote ed usate solo nelle stagioni estive. Nel novembre del 1909 una madre e figlia mancavano all’appello, ogni ricerca si dimostrò vana.  Era plausibile che fossero rimaste in un’abitazione in alta quota, ma era inspiegabile il fatto che nessuno si fosse accorto della loro mancanza da settembre a novembre inoltrato. Ben presto, l’unica ipotesi formulata divenne certezza.

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Fu organizzata una spedizione verso i massicci Nevis che causò 3 morti per assideramento. Dopo 5 giorni, all’altezza di 800 metri, gli uomini furono costretti a tornare a valle. Ogni speranza era ormai perduta, madre e figlia sarebbero morte di fame e stenti sulla cima del massiccio. Nel marzo del 1910, quando il tempo divenne più mite, una nuova spedizione di 17 uomini parti per le tenute estive all’altezza di 1200 metri, con l’obbiettivo di recuperare le 2 salme e dare loro degna sepoltura. Ciò che trovarono nella baita di montagna turbò tutti nel profondo…

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La bimba di 7 anni era ancora viva. La madre, forse morta assiderata, era stata divorata dalla figlia nel corso dei 5 mesi invernali. Vi erano resti ossei sparsi in tutta la casa. All’entrata, una tibia quasi del tutto rosicchiata turbò fin dal principio i membri della spedizione. Nessuno si spiegò come quella bambina sia sopravvissuta così a lungo. Vennero trovate grandi orme impresse su dell’olio di balena nel retro dell’abitazione, e 10 quintali di legna fresca appena tagliata. La casa era in perfette condizioni. Escludendo l’ipotesi che una bambina di 7 anni potesse diventare una boscaiola d’altura, fu comune l’ipotesi di un misterioso vagabondo che si sia preso cura di lei per tutto quel tempo. Che fine abbia fatto resta un tutt’ora un mistero irrisolto.